Prologo
"E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce"
Giovanni, III, 19
" Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una grande passione, e da un languor mortale. [...] La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno di averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. [...] Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Nè la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza. [...] Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però di insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno nè disprezzo - no! - disse: - non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete -. Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto tese. Poi continuò: - promettetemi di non levarle un filo d'intorno, ne di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così -. Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: - addio Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri -. Poi voltatasi al monatto, - voi, - disse, - passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola -. Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finchè il carro non si mosse, finchè lo potè vedere; poi disparve. E che altro potè fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato. - O Signore! - esclamò Renzo: - esauditela! tiratela a voi, lei e la sua creaturina: hanno patito abbastanza! hanno patito abbastanza! -"
Alessandro Manzoni "I promessi sposi" Cap XXXIV versi 105-154
"Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo.
Molte cose pesanti vi sono per lo spirito, lo spirito forte e paziente nel quale abita la venerazione: la sua forza anela verso le cose pesanti, più difficili da portare.
Che cosa è più gravoso? domanda lo spirito paziente e piega le ginocchia, come il cammello, e vuol essere ben caricato.
Qual è la cosa più gravosa da portare, eroi? così chiede lo spirito paziente, affinchè io la prenda su di me e possa rallegrarmi della mia robustezza.
Non è forse questo: umiliarsi per far male alla propria alterigia? Far rilucere la propria follia per deridere la propria saggezza? [...]
Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente prende su di sè: come il cammello che corre in fretta nel deserto sotto il suo carico, così corre anche lui nel deserto.
Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore nel proprio deserto.
Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio vuol egli evitare, con il grande drago vuol egli combattere per la grande vittoria.
Chi è il grande drago, che lo spirito non vuol più chiamare signore e dio? "Tu devi" si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice "Io voglio". [...]
Fratelli, perchè il leone è necessario allo spirito? Perchè non basta la bestia da soma, che a tutto rinuncia ed è piena di venerazione?
Creare valori nuovi - di ciò il leone non è ancora capace: ma crearsi la libertà per una nuova creazione - di questo è capace il leone.
Crearsi la libertà e un no sacro anche verso il dovere: per questo, fratelli, è neccessario il leone. [...]
Ma ditemi, fratelli, che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone è in grado di fare? Perchè il leone rapace deve anche diventare fanciullo?
Innocenza è fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota rotante da sola, un primo moto, un sacro dire si.
Si, per il giuoco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sè il suo mondo. [...]
Così parlò Zarathustra. Allora egli soggiornava nella città che è chiamata Vacca Pezzata."
Friedrich Nietzsche "Così parlò Zarathustra" Delle tre metamorfosi
"Senza paura e senza tenebre, con la vita e la luce, avanti nell'amore infinito."Federico Peruffo

Personalmente reputo MERAVIGLIOSE la prima e l' ultima. Pura saggezza! Bravo Anto!
RispondiEliminaGrazie rick!!!!=)=) Eh eh senza te non avrei potuto fare nulla!!! Grazie!!!!=)=)
RispondiEliminaChe meraviglia Anto... Mettere Peruffo assieme a Nietzsche poi... scelta azzeccatissima!!
RispondiEliminaBravo Rick che lo hai aiutato ^____^
Weeeeeeee!!!!!=)=) Grazie ragnetta!!! Anzi Dottoressa Ragnetta=P
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